DAVID NARCIZO

di rocketsurgerywebzine

English version of the interview available at bottom of the page.

intervista: Luca Giorietto, collaborazione alla traduzione: Donata Napoli

David Narcizo, storico batterista dei Throwing Muses (band americana attiva dagli anni Ottanta e famosa per essere stata anche la prima ad aver firmato per la nota etichetta inglese 4AD) ci ha rilasciato un’intervista in attesa del nuovo album in studio della sua band.

Qual è l’album che preferisci o quello a cui sei più affezionato dei Throwing Muses?

 Se dovessi ascoltare uno dei nostri dischi in questo momento, penso che penserei a Limbo o quello senza titolo che abbiamo pubblicato nel 2003.

 A che età hai iniziato a suonare la batteria e come hai sviluppato il tuo stile così particolare?

Ho imparato a suonare su un rullante in bande musicali. La mia prima volta che ho suonato una batteria è stato il giorno che Kristin (cantante dei Throwing Muses, ndt) mi ha chiesto di entrare a far parte dei Muses: stavano registrando una demo. Ho preso in prestito un kit che non aveva piatti così ho imparato a suonare senza e il suonare senza piatti è diventato parte del mio stile. Penso che fosse più pesante suonare il rullante a causa del dover marciare. Ero solito suonare tutte le parti della batteria compresa la struttura ma anche un cerchione e qualche altro pezzo di percussione ottenuto da “oggetti trovati”. Il mio stile può sembrare originale perché tendo a seguire il cantato e la chitarra invece che il basso. C’è voluto del tempo affinché imparassi a concentrarmi sulla parte ritmica di basso e batteria e continuo a sbagliarmi. Mi distrae ciò che succede nella parte “superficiale” del brano.

Quali album ti hanno formato, con che musica sei cresciuto?

Ero un grande fan del punk e della new wave dei primi anni Ottanta, ma band come: X, R.E.M., Violent Femmes, Husker Du, Velvet Underground hanno avuto un grande impatto su di me.

Raccontaci qualche ricordo particolare legato agli anni Ottanta insieme anche ai Pixies, amici di etichetta discografica.

I nostri momenti insieme sono stati sempre favolosi, abbiamo avuto lo stesso manager. Mi ricordo che era solito vantarsi di come loro fossero più attenti e concentrati durante i loro incontri d’affari. Il che mi ha sempre colpito perché erano così folli nel fare musica. Uhm, ricordi? Il mio preferito è una specie di ricordo tranquillo con una intensità da video: andare in giro per Berlino, ammazzando il tempo ascoltando di continuo (a richiesta di Charles) The Passenger di Iggy Pop.

Cosa ne pensi del mercato musicale attuale?

Penso che Kristin faccia molto con l’attuale industria “fai da te”. Penso anche che a noi (i Throwing Muses) sarebbe piaciuto sfruttare tutti gli strumenti creativi che la gente ha ora. Per rispondere alla tua domanda però: non ci penso realmente.

Da fan dei Throwing Muses, uno dei miei album preferiti è The Real Ramona che è anche uno spartiacque nella carriera della band. Tu dopo tanti anni cosa pensi di quel disco? Come lo consideri? …e una cosa che mi incuriosisce: chi era la donna in copertina?

Amo quel disco! Il processo di registrazione è stato teso, non per il fatto che Tanya (Tanya Donelly, ndt ) lasciò la band. Eravamo tristi per questo, ma abbiamo lavorato in quelle condizioni e questo ha prodotto molta tensione. Penso che il produttore di quel disco abbia lavorato al massimo e contribuito in modo significativo, ma è stato anche irritante. La donna nella foto di copertina è la nonna di Kristin.

Per il nuovo album in lavorazione vi affiderete graficamente di nuovo a Vaughan Oliver o te ne occuperai tu vista la tua esperienza?

Sono sempre stato un fan di Vaughan. Non lo so. Dipende dal budget.

Graficamente come partorisci e sviluppi le idee?

Mi piacerebbe saperlo.

Quali sono le band che secondo te rappresentano meglio il decennio appena trascorso?

Sono stato un fan di molte cose americane “veraci” degli ultimi dieci anni (My Morning Jacket, Band of Horses, Bright Eyes). Sembra che, ora, questo è stato lo stile che più definisce gli ultimi dieci anni. Mio figlio potrebbe dirti di più sul rap/hip hop che probabilmente più definisce il decennio qui negli Stati Uniti, ma fingerei se provassi a parlarne. Lui ha un grande gusto per la musica, quindi penso che sarebbe buono e rilevante.

Cosa, secondo te, manca nel panorama musicale odierno?

Bene, parlando delle cose americane “veraci”… benché molte di queste siano favolose e preminenti, sono ancora pesanti dal punto di vista dello stile e della moda. Prima di tutto, sono tutti uomini, poi ognuno di loro sembra Graham Parsons (cantautore country rock americano, 1946-1973, ndt) e, dal punto di vista estetico, un personaggio di Little house on the prairie (serie televisiva andata in onda in Italia a partire dal 1977 con il titolo La casa nella prateria, ndt). La festa folk sembra regnare suprema e la sua grandezza è pari alla sua rozzezza. Ricordo di essere andato a uno show dei Pixies a Washington quando uscì Doolittle (album del 1989, ndt) e di sentire che gli hipsters (seguaci di movimenti musicali d’avanguardia americani, ndt) non li apprezzavano perché “non saltavano abbastanza da una cosa all’altra”. Ancora adesso mi chiedo, se avessimo iniziato oggi, se avrei avuto o meno la barba e se le canzoni di Kristin avrebbero preso meno dagli X (band punk americana nata nel 1977, ndt) e più dagli Allman Brothers (rock band americana nata nel 1969). So che può suonare snob ma questo sarà anche peggio, sono strabiliato di quanto siano languide e pacifiche le canzoni dei giovani. Noi eravamo legati alla nostra stessa essenza e lo stesso valeva per ogni altro giovane gruppo che conoscevamo. Penso che questo possa essere il motivo per cui Conor Oberts (cantautore indie-folk americano contemporaneo, ndt) mi sembra il massimo di quella scena, cioè perché io mi relaziono invece con una certa tensione e una certa necessità pressante. Amo gli Strokes per la stessa ragione mentre non mi fido di tutti quelli che appaiono assolutamente fluidi e rilassanti o fingono o sono compiaciuti di loro stessi.

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ENGLISH

David Narcizo, historic drummer for the Throwing Muses ( american band active from the Eighties, also famous for being the first one to sign for the famous british label 4AD) give us an interview, waiting the upcoming album of his band.

What’s the Throwing Muses’ album that you like or what you’re most fond of?

If I were to listen to one of our records right now, i think i’d reach for Limbo or the untitled one we did in 2003.

When did you start to play the drums and how did you develop your particular and very original style?

I learned to play on a snare drum in marching bands. My first time playing a drum kit was the day Kristin asked me to join the Muses. They were recording a demo. I borrowed a kit that had no cymbals so i learned to go without and the “no cymbals” thing became part of my style. I think I was heavier on snare work because of all of the marching band stuff. I also used to play all parts of the kit including the hardware and I had a hubcap and some other “found object” percussion pieces. My style might sound original because I tend to follow the lead vocal and guitar instead of the bass. It took me a while to learn how to focus on the bass and drums and I still get it wrong today. I get distracted with what’s happening at the surface of the song.

What have been the music albums you grew up with?

I was a big fan of early Eighties punk and new wave but the bands: X, REM, Violent Femmes, Husker Du, Velvet Underground made a gigantic impression on me.

Tell us about some special memory tied to the Eighties with your label friends, the Pixies.

Our times together were always great. We had the same manager. I remember he used to always brag about how much more attentive and focused they were during their business meetings. Which always impressed me because they were so unhinged in their music making. Uhm. memories? My fave is kind of quiet and made-for-tv poignant: driving around Berlin, killing time listening to (at Charles’ request) The Passenger by Iggy Pop on repeat.

What do you think about the music industry today?

I think Kristin does a lot with the current do it yourself industry. I also think we (the Muses) would’ve enjoyed exploiting all of the creative tools that people have now. To answer your question though: I don’t really think about it.

As a fan of Throwing Muses, one of my favourite albums is The Real Ramona which is also a watershed in the band’s career: after so many years, what do you think about that record? How do you consider it? …and one thing that intrigues me: who was the woman on the cover?

I love that record! The recording process was tense. Not because of Tanya leaving. We were sad about that but we worked through it and it released a lot of tension. I think the producer on that record worked his ass off and made significant contributions but he was also abrasive. That’s Kristin’s grandmother in the photo.

For the new album are you going to work with Vaughan Oliver again or you’re going to rely on your graphic experience?

I’ve always been a fan of Vaughan’s. I don’t know. depends on budget.

How do your ideas start and develop?

I wish I knew.

In your opinion, what are the bands that you think best represent the past decade?

I’ve been a fan of a lot of the roots-y american stuff of the past decade (My Morning Jacket, Band of Horses, Bright Eyes). It seems like, here, this has been a defining style of the last ten years. My son could tell you more about rap/hip hop which probably more defines the past decade here in the states but I’d be faking it if I tried to talk about it. He’s got great taste in music though so I know it’d be good and relevant.

What do you think is missing in today’s music scene?

Well, speaking of the roots-y american stuff… even though a lot of it is awesome and transcendent, it is still very fashion and style heavy. First, everybody is a guy, then every guy sounds like graham parsons and looks like a character from Little house on the prairie. (don’t know if you know this reference. It was a tv show based on a book written by an american woman about her life growing up during the “pioneer days” mid-to-late 1800’s in the american west). The hootenanny seems to reign supreme and greatness is equal to how raucous your hootenanny is. I mean, I know that sensibility has always existed. I remember going to a Pixies show in DC when Doolittle came out and hearing that the hipsters didn’t like them because “they don’t jump around enough”. Still, I sometimes wonder if we started today, whether or not I’d have a beard and kristin’s songs would take less from X and more from the Allman Brothers. i know that sounds snobby but this’ll sound worse – i’m just amazed at how languid and peaceful some of the songwriting is by these young people. We were wired to our cores and so was almost every other young band we knew. I think that might be why Conor Oberst appeals to me the most of that scene because I relate to a certain amount of tension and urgency. I also love the Strokes for that reason. I don’t trust anybody who’s completely fluid and relaxed, they’re either faking it or they’re self-satisfied.