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VICKI BERNDT

English version of the interview available at bottom of the page.

intervista: Luca Giorietto, collaborazione alla traduzione: Donata Napoli

Vicki Berndt è una nota artista di Los Angeles. Ha lavorato in diversi campi iniziando con la fotografia, occupandosi di alcune fanzine per la scena musicale a partire dalla fine degli anni Ottanta e approdando alla pittura. Tra gli artisti che ha immortalato: Tupac Shakur, Nymphs, Hole (di cui ci ha fornito due scatti inediti fatti nel 1991 durante la realizzazione della copertina del primo album della band, “Pretty On The Inside”), Muffs, L7, Redd Kross, Shonen Knife e altri. Ha lavorato come fotografa per giornali quali Spin magazine, BAM, Raygun e LA Weekly. Attualmente si occupa di pittura con uno stile personalissimo attraverso il quale ritrae sia persone comuni che i suoi artisti preferiti in versione sacra, tra cui Salvador Dalì, Judy Garland, Courtney Love, David Bowie, Amy Winehouse, Tiny Tim, le Ronettes, fino a Alex di Arancia Meccanica.  La cultura pop è parte integrante del suo mondo e delle sue influenze principali.

official site: vickiberndt.com

Com’è nata la tua passione per la musica prima di diventare fotografa e di trasferirti a Los Angeles?

Da piccola avevo una piccola radio a transistor che portavo in giro con me. Ci dormivo la notte. La musica pop era la mia migliore amica. Amavo gli Osmond Brothers e i Jackson 5. Il primo album di Tiny Tim (cantante americano, 1932-1996, ndt) mi affascinò. Ne avrei guardato la copertina e lo avrei ascoltato per ore e ore. Lui era sposato con Miss Vicki, e forse pensavo che stesse cantando per me. Più tardi, riviste musicali come Rock Scene e Creem mi mostrarono un mondo completamente nuovo. Così fico! Tutto quello che volevo era andare alla Gem Spa a New York e aspettare che passassero i New York Dolls. Nel momento in cui cominciava la scena punk a San Francisco, ero abbastanza grande per sgattaiolare fuori di casa e cominciare ad andare nei club. Portavo la macchina fotografica con me e scattavo delle fotografie. Poi mi sono unita ai Maggots, una band punk. Io ero la loro cantante. Il fatto che non riuscivo a cantare non era un problema. Il punk rock era il posto per le persone che volevano fare praticamente qualsiasi cosa, sia che ne fossero in grado che no!

Com’è iniziato il tuo lavoro da fotografa?

Mio nonno mi regalò una macchina fotografica e così seguii un corso di fotografia al liceo. Le prime foto che ho scattato per una band dal vivo sono state al Mabuhay Gardens di San Francisco. Non avevo il flash, era buio lì dentro e tutti saltavano su e giù. E così le mie prime foto erano molto sfocate e “artistiche”.

Quale o qual è stato il tuo approccio con le band durante uno shooting? Tornerai di nuovo a fare foto o è qualcosa che appartiene solo a quel periodo della tua vita? Quali sono i fotografi che ammiri di più?

Quando avevo un servizio fotografico in programma in studio, cercavo sempre di avere alcune idee pronte che avrebbero potuto funzionare. Mi piaceva anche avere un incontro con la band per capire quello che volevano e di cui avevano bisogno. Non so se tornerò mai alla fotografia, è dura portarsi dietro tutta quella attrezzatura!

Pennie Smith è la mia preferita, la fotografa di musica cui mi ispiro. Usava la luce e le scene disponibili. Sembrava poter creare immagini straordinarie anche in situazioni molto ordinarie. Ammiro inoltre Bob Gruen e Anton Corbijn.

Come iniziarono le collaborazioni con le band più celebri con cui hai lavorato, i Muffs e le Hole? Le tue foto ormai sono storia della musica alternative dato che hai immortalato le copertine di Pretty On The Inside e The First Session (EP delle Hole del 1997) e proprio riguardo Pretty On The Inside come hai concepito l’idea, come è stato il processo di immortalare la band completamente scolorita e tutto il resto con colori così feroci? E’ un’estetica interessantissima.

Nel 1989 mi sono trasferita a Los Angeles. Ho cominciato a scattare fotografie per band che ho conosciuto lì. Redd Kross, L7, Hole, Nymphs e i Muffs. Erano tutti agli esordi e avevano bisogno di foto. Stavo imparando la fotografia e avevo necessità di fare pratica. Così, io ho fatto la mia esperienza e loro hanno avuto le foto. Avevo fatto diverse foto alle Hole e, quando arrivò il momento del loro primo album, Courtney voleva qualcosa di sorprendente e insolito. Avevo avuto modo di sperimentare con la pellicola a infrarossi; è una pellicola medica utilizzata per rendere la pelle e gli occhi. Si vedono le vene sotto la pelle! Quindi, è possibile ottenere immagini molto belle e/o orribili strane visioni. La chiave sta nell’esposizione, così Courtney e io abbiamo fatto alcune prove. Lei le ha amate e poi abbiamo scattato le foto per la copertina di Pretty on the Inside. I colori che vedete su quella copertina sono proprio come apparivano sulla pellicola. Gli alberi erano tutti rosa!

Quali sono le tue più importanti influenze?  

Margaret Keane, Catholic Art, Krishna, Drag Queens, Japanese Candy Packages, Harpo Marx, Robert Williams, Ben Sakoguchi, Kittens & Puppies.

Cosa ne pensi della trasformazione delle vecchie fanzine nelle attuali webzine come la nostra?

Ho fatto le fanzine da sola e ne sono una grande fan e sostenitrice. Penso che sia perfetto che siano online. Risolve il problema della distribuzione per le persone che le amano.

Riguardo i tuoi bellissimi dipinti, come è nato questo  modo di dipingere i tuoi artisti preferiti con gli occhi così intensi quanto quelli dei manga giapponesi? 

Negli anni Sessanta i dipinti di Margaret Keane con i bambini dagli occhi grandi erano molto popolari. Erano ovunque, nel modo in cui Hello Kitty lo è oggi. Jeff Mc Donald dei Redd Kross mi chiese di dipingere i membri della band come i bambini nello stile di Keane. I dipinti furono utilizzati per il terzo album dei Redd Kross intitolato Third Eye. Divenni nota per la pittura con quello stile e continuo a farlo a tempo pieno. Amo contrastare i personaggi pericolosi, punk rock, con i derelitti tristi e innocenti dello stile di Keane.

Quali sono i legami che ti accomunano con i soggetti che dipingi? Se c’è.

Il legame in comune tra tutte le persone che dipingo è che io li amo! Sono una grande fan e esprimo questo con la mia arte. Provo per Little Richard quello che potrebbe provare un cattolico in presenza della Vergine Maria. Lo avvolgo in vesti e gli dò un’aureola e un sacro cuore. Sembra strano o ridicolo alla maggior parte delle persone, ma quelli che lo percepiscono, lo percepiscono davvero. Capiscono.

Trovi connessioni tra la tua arte e quella di Mark Ryden e Marion Peck?

Ammiro i dipinti di Marion Peck e Mark Ryden. Abbiamo esposto tutti nella stessa galleria, La Luz de Jesus. A parte questo, non so se abbiamo molto in comune.

Che tipo di tecnica utilizzi?

Acrilico su tela. Sono una pittrice autodidatta, quindi ho paura che la mia tecnica sia insolita. Sto ancora imparando.

Ricevi complimenti dalle persone che dipingi?

Sì, e mi rende molto felice sentire che la gente ama i miei dipinti! Questa è la parte migliore! Non ho ancora ricevuto una brutta reazione.

Ci sarà mai una tua mostra di dipinti in Europa, in particolare in Italia?

Non so ancora nulla su eventuali mostre in Italia. Dipingo molto lentamente, mi ci vuole molto tempo per realizzare dipinti a sufficienza per riempire una galleria.

A cosa stai lavorando ultimamente? 

In questo momento sto finendo un dipinto per la tenuta di Johnny Ramone. Lo sto dipingendo come un santo e la sua immagine sarà disponibile su candele e rosari. Potete vedere il dipinto che ho fatto di San Dee Dee Ramone qui: www.deedeeramone.com

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ENGLISH

Vicki Berndt is a well known artist in Los Angeles. She has worked in different fields starting with photography, working on some fanzines for the music scene since the late Eighties and then painting. She portrayed, among the others, Tupac Shakur, Nymphs, Hole (which she gave us two previously unpublished shots made in 1991 during the making of the band’s first album cover, “Pretty On The Inside”), Muffs, L7, Redd Kross, Shonen Knife. She worked as a photographer for magazines such as Spin magazine, BAM, Raygun and the LA Weekly. She is currently painting in her personal style, portraying both ordinary people and her favorite artists in sacred version, such as Salvador Dalì, Judy Garland, Courtney Love, David Bowie, Amy Winehouse, Tiny Tim, the Ronettes, up to the Alex of A Clockwork Orange. Pop culture is part of her world and her main influences.

Before becoming a photographer and moving to Los Angeles, how did your passion for music start?

When I was very young, I had a little transistor radio that I would carry around.  I’d sleep with it at night. Pop music was my best friend. I loved the Osmond Brothers and the Jackson 5. The first Tiny Tim album was fascinating to me. I would stare at the cover and listen to it over and over. He was married to Miss Vicki, maybe I thought he was singing to me. Later, music magazines like Rock Scene and Creem showed me a new whole world. So cool! All I wanted was to go to Gem Spa in New York and wait for the New York Dolls to walk by.  When the Punk scene was starting in San Francisco, I was old enough to sneak out of the house and start going to the clubs.  I brought my camera and I took photos.  I joined the Maggots, a punk band. I was their singer. The fact that I could not sing was not a problem. Punk Rock was the place for people who wanted to do just about anything, whether they were able or not!

How did your work as a photographer start?

My grandfather gave me a camera and so I took a photography class in high school.  The first live band photos I shot were at the Mabuhay Gardens in San Francisco. I had no flash for my camera and it was dark in there and everyone was jumping up and down. And so my early photos were very blurry and “artistic”.

What is your approach with a band during a shooting? Will you return again to take photos or is it something that belongs only to that time of your life? What are the photographers you admire the most?

When I had a photo shoot scheduled in the studio, I would always try to have some ideas ready that might work for them. I also liked to have a meeting with the band in order to hear what they wanted and needed. I don’t know if I’ll ever go back to photography, it is a lot of work hauling all that equipment around!

Pennie  Smith is my favorite, most inspirational music photographer. She used the available light and surroundings. She seemed to create amazing photos from very ordinary situations. Also, I admire Bob Gruen and Anton Corbijn.

How did you start working with bands such as The Muffs and The Hole? Your photos are now a cult of alternative music since you have immortalized such covers, Pretty on the Inside or The First Session for example. Concerning Pretty on the Inside, how did you get the idea of totally bleaching the band and getting everything else with so aggressive colours? It’s a very attractive aesthetic.

In 1989 I moved to Los Angeles. I began shooting photographs for bands that I knew there. Redd Kross, L7, Hole, The Nymphs and The Muffs. They were all starting out and needed photos. I was learning photography and needed practice. So, I got experience and they got photos. I had done a lot photos for Hole and when it was time for their first album Courtney wanted something striking and unusual. I had been experimenting with color infrared film. It is a medical film used to make images of skin and eyes. The veins show from beneath the skin! So, it is possible to get very beautiful images and/or horrible strange visions. Exposure is the key, so Courtney and I did some tests. She loved them and we then shot the photos for the cover of Pretty on the Inside. The colors you see on that cover are just as they appeared on the film. The trees went all pink!

What are your biggest influences? 

Margaret Keane, Catholic Art, Krishna, Drag Queens, Japanese Candy Packages, Harpo Marx, Robert Williams, Ben Sakoguchi, Kittens & Puppies.

What do you think of the transformation of old fanzines in today webzines, like ours?

I did fanzines myself and am a big fan and supporter. I think it is perfect that they are on line. It solves the problem of distribution to the people who will love it.

Regarding your beautiful paintings, how comes this way to paint your favorite artists with intense eyes as those of Japanese mangas?

In the 1960’s Margaret Keane’s paintings of big eyed children were very popular. They were everywhere, the way that Hello Kitty is today.  Jeff Mc Donald of Redd Kross asked me to paint the members of the band as Keane style kids. The paintings were used on the Redd Kross album ‘Third Eye’. I became known  for painting in that style and still do them for people all the time. I love contrasting the dangerous, punk rock characters with the innocent sad waifs of the Keane style.

What are the common things between the people you paint, if there are?

The common link between all the people I paint is that I love them! I am a big fan and expess that with my art. I feel the same way about Little Richard as a catholic might feel about the Virgin Mary. I wrap him in robes and give him a halo and sacred heart. It seems odd or ridiculous to most people but those that get it, really get it. They understand.

Do you find links between your art and that of Mark Ryden and Marion Peck? (besides the fact that you’re all from California)

I do admire the paintings of Marion Peck and Mark Ryden. We all have shown at the same gallery, La Luz de Jesus. Other than that, I don’t know if we have much in common.

What kind of technique do you use?

Acrylic paint on canvas. I am a self-taught painter, so I’m afraid my technique is kind of unusual. I’m still learning.

Did you get appreciations from the people you portraited?

Yes, and it makes me very happy to hear that people love them!  That is the best part! I have not had a bad reaction yet.

Will there ever be an exhibition of your paintings in Europe, particularly in Italy?

Yes, and it makes me very happy to hear that people love them!  That is the best part! I have not had a bad reaction yet.

What are you working on recently? Can you tell us some names you’ll like to work with?

Right now I am finishing a painting for the estate of Johnny Ramone. I am painting him as a saint and his image will be available on candles and rosaries. You can see the painting I did of Saint Dee Dee Ramone  here: www.deedeeramone.com

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ANDY FLUON

intervista: Luca Giorietto

Andy, musicista co-fondatore dei Bluvertigo e pittore, da sempre ha seguito un percorso artistico su entrambi i binari. Specializzato nell’illustrazione e nella grafica pubblicitaria, già dagli esordi della band si dedicava parallelamente all’arte figurativa e, dopo lo scioglimento dei Bluvertigo, ha continuato il suo percorso artistico.Subisce da sempre contaminazioni pop che ossessionano la nostra civiltà e di cui lui ha fatto colonne portanti dei suoi lavori, dandogli nuova linfa e una nuova e ancora più forte espressività, lavori caratterizzati da forti tinte shocking che richiamano gli anni Ottanta. Il suo regno si chiama Fluon e si trova nella periferia di Monza, ma Fluon è anche il suo nuovo progetto musicale nato assieme ai due soci artistici Fabio Mittino e Fabrizio Grigolo da cui è nato “Naked”, primo di una serie di singoli. Per il brano è stato girato un videoclip diretto dal gruppo assieme a Roberto Monti. 

Alcuni dei lavori più importanti di Andy sono stati commissionati da marchi quali Enrico Coveri, Fiat, Eastpak, Diesel, Redbull e Carlsberg. 

official website: fluon.it

Questo tuo “nuovo periodo”, che poi in realtà è qualcosa che già ti apparteneva ma che era stato scavalcato dagli impegni con i Bluvertigo, è una fase che ora ti coinvolge completamente: è stato in un certo senso anche un rifugio da un periodo in cui avevi meno tempo per te stesso e di cui avevi bisogno vista la pienissima attività con la band?

Quando hai a che fare con una band o con progetti di gruppo è un coinvolgimento ventiquattro ore su ventiquattro… avevo meno tempo per me però ho sempre cercato di andare avanti e quando siamo rimasti praticamente senza lavoro ho avuto comunque la necessità di portare avanti il mio progetto visivo che già esisteva, appunto.

Quanto ti ha vincolato musicalmente il periodo trascorso con i Bluvertigo? Trovi che rispetto agli anni Novanta i vincoli siano oggi più forti che mai da parte delle major? (vincoli intesi come forzature della casa discografica riguardo gli album studio o la promozione)

Per quanto riguarda i Bluvertigo, noi non abbiamo mai permesso di essere manipolati… siamo sempre stati assolutamente noi stessi, non abbiamo avuto vincoli. Io ormai firmo solo liberatorie e cerco di stare alla larga da norme contrattuali del genere. All’interno di un sistema aziendale si è come delle mine vaganti, parlare di etichette discografiche ormai è come parlare del commercialista. Le case discografiche stanno diventando come il Costa Concordia. Preferisco ripartire dall’underground e muovermi in modo onesto per rigenerarmi. La televisione ha dato un concetto di usa e getta sempre più deleterio e inoltre è molto frequente lo stare a lamentarsi spesso, lamentarsi di quello che non va… io non mi lamento, questo atteggiamento è qualcosa che non mi appartiene, oltretutto la tecnologia è una cosa buona se si sa cogliere appunto i suoi lati positivi, le possibilità che offre.

Cosa pensi delle band colleghe dei Bluvertigo nate anch’esse negli anni Novanta che tutt’ora sono in attività?

Sono contento che tante band siano sopravvissute a quel periodo, sono diventate dei sistemi manageriali, come delle piccole imprese. Penso invece che sia noiosissimo il fatto che appena una band esce fuori da qualcosa, da uno schema musicale con cui le persone le etichettavano, allora non vengono più “considerate”, ci si evolve, si muta nel tempo… parlando di band coetanee, sono molto contento per i Marlene Kuntz perchè hanno fatto a Sanremo una cosa strepitosa con Patti Smith.

E quali sono i migliori ricordi della tua esperienza a Sanremo nel 2001?

Raffaella Carrà, lei è veramente meravigliosa.

Le tue influenze musicali appartengono principalmente agli anni Ottanta. Ma invece quali dischi/gruppi degli anni Novanta senti più vicini e fanno invece parte del tuo bagaglio culturale?

Le miei influenze degli anni Ottanta derivano dalla New Wave di quel periodo. Degli anni Novanta i dischi: “The Downward Spiral” dei Nine Inch Nails, “Songs of Faith and Devotion” dei Depeche Mode, il primo disco dei Rage Against the Machine, “Blood Sugar Sex Magik” dei Red Hot Chili Peppers;  gli stessi album dei Nirvana… la prima volta che ho sentito Kurt Cobain mi è caduta la mascella. Poi anche i produttori all’estero sapevano e sanno fare il loro mestiere, per esempio Nigel Godrich con i Radiohead praticamente è diventato parte del gruppo… in Italia c’è invece la tendenza a far vendere Eros Ramazzotti e a creare cloni, per lo più prodotti del genere.

Come vedi il futuro dell’arte visiva? Andrà di pari passo con quello della musica condivisa online o vedi nuove strade possibili?

Molte volte succede che c’è un gotha che decide qual è l’artista dell’anno, qual è il genere dell’anno, cosa va bene e cosa non va bene ma è qualcosa comunque di nicchia ristretta, si parla al collezionista ma la diffusione è per pochi, io faccio pop art anche per questo… l’arte è noiosamente vincolata da pochi che decidono.

Con quali artisti hai avuto il piacere di collaborare?

Ho lavorato con Marco Lodola che nell’arte contemporanea è molto famoso, mi ha dato le chiavi del suo capannone dicendomi “So che sei bravo, è inutile che io ti compri un quadro, ti do le chiavi di Lodolandia e fai il tuo lavoro”… per cui lui mi ha dato possibilità di crescere!

Hai detto che alcuni critici danno “suggerimenti ” snaturando gli artisti emergenti e hai consigliato di “non farsi manipolare, piuttosto sbagliare ma fare la cosa che si sente”:  ti è capitato in passato di cadere in trappole simili in prima persona o è qualcosa che hai visto con altri colleghi? 

Assolutamente, è successo a colleghi. Conoscendo l’ambiente, c’è chi ti fa chiaramente capire “se fai questo genere figurativo bene, sennò nulla”… un addetto ai lavori dovrebbe parlare ma non essere un manipolatore e definire dei paletti… Ecco detesto i copioni, ad esempio sai chi è un copione che ha proprio mancanza di originalità? Lo trovo veramente imbarazzante, si chiama Sasha Torrisi, suonava con i Timoria, è veramente un cialtrone, sono anni che copia i miei quadri ed è quella la cosa che più mi infastidisce oggi: il plagio. Piuttosto vai a plagiare Salvador Dalì, comunque i grandi.

Come partorisci le idee per i tuoi lavori visivi? Intuizioni improvvise che prendono man mano forma o progetti già ben definiti?

Ho partorito e incasellato milioni di idee seguendo un archivio di anni, ho un repertorio infinito di opere da realizzare per via di questo archivio, sono immagini che io trasformo e rigenero.

Con quale lavoro hai avuto difficoltà di realizzazione rispetto all’idea che ti eri prefissato?

Mi è capitato tantissime volte di avere quel tipo di difficoltà, cerco di raggiungere continuamente quello che ho veramente in testa… magari tante cose fanno schifo a me e ad altri piacciono… ci sono tantissime persone che nei miei quadri trovano delle storie, delle vicende molto più interessanti.

Come è il tuo rapporto tra opere nate esclusivamente per un tuo bisogno (fatte per te stesso senza alcuna richiesta) e opere commissionate da un cliente? 

Va benissimo, amo fare i ritratti, dipingo sposi, bambini, poi ci sono i quadri di cui sono il committente di me stesso e non c’è una ricchezza di denaro ma di idee.

Tornando alla musica, dopo il video “Naked” cosa ci aspetta prossimamente?  Pensi solo a una condivisione virtuale dei singoli pezzi o potresti prendere in considerazione l’idea di un album?

Il pezzo l’ho scritto nove anni fa… il testo è di Claudia Tanasi, ci ho messo un po’ di anni, l’ho riarrangiato, rimesso in discussione, montato e rimontato, e lavorare con i due soci Fabio Mittino e Fabrizio Grigolo è stato proprio come tornare ai tempi del gruppo (i Bluvertigo, nda) quando ci si divertiva e ognuno era prezioso. Si è creata questa sintonia e questo suono che sta a cavallo tra rock ed electro, suonato con i campionaggi e che mi rappresenta molto… per quanto riguarda l’album ora assolutamente no, la mia idea è quella di svolgere il progetto per ogni singolo come se fosse qualcosa a sé, poi l’importante adesso è portare dal vivo lo spettacolo… quindi veicolarlo!

Inoltre hai dichiarato che, dopo lo scioglimento dei Bluvertigo, i media e le major in particolare hanno preferito solo concentrarsi sul cantante come nel caso di Morgan. Cosa pensi di tutte queste reunion dei gruppi più noti (dagli  Smashing Pumpkins ai Guns N’Roses, etc) che spesso sono solo progetti “solisti” degli ex cantanti con nuove line-up (anche se questo non è il caso dei Bluvertigo)? 

Tendenzialmente penso che la maggior parte delle reunion, almeno per quello che ho visto, avvengano per denaro, magari nella tua epoca svolgi un lavoro all’apice e crei un tenore di vita così alto che dopo un po’, quando il gruppo non esiste più, non lo puoi mantenere e quindi ci sono ottimi esempi e pessimi esempi.

Non pensi che gli stessi fan debbano ribellarsi a queste operazioni perchè in un certo senso si possono sentire “presi in giro”?

No, per me non è così, ci sono delle varianti sul caso che non mi fanno ragionare così. Per esempio, io ho sempre amato i Bauhaus e non ho avuto la possibilità di vederli dal vivo perchè si erano sciolti. Vederli cinque anni fa all’Alcatraz di Milano è stato fantastico, un po’ perché ai tempi non suonavano in posti tipo l’Alcatraz, poi perchè erano assolutamente in forma ed è stato bellissimo poter vivere quel concerto… ho visto anche i Sister Of Mercy ed è stata una merda nel senso che, ma anche no!, ho buttato via i soldi e in quel caso non è che mi lamento però non andrò più a vederli, poi non era neanche una reunion perchè c’era solo Andrew Eldritch.  Me lo hanno detto (poter vedere i Bluvertigo riformati poichè molte persone all’epoca erano più piccoli o non avevano avuto la possibilità) anche nel vano tentativo di rivederci, ma i Bluvertigo non sono più quella roba lì… non era quella la logica su cui volevo riunire la band.

Ti capita ancora di vedere Mtv Italia o Mtv USA in tv o sbirciare sui loro siti? Se, come è stato fatto in passato per vari nomi famosi in America per la trasmissione “24 Hours of” (con i Foo Fighters e Courtney Love), avessi le chiavi di Mtv per ventiquattro ore cosa faresti?

Allo stesso modo, farei una ricerca di quello che veramente mi piace dai video alla musica, alla video arte… per quanto riguarda il discorso Mtv mi piaceva “Brand New” però io ora non guardo più quel tipo di programmi, di canali… guardo più i documentari, oggi però ci sono i canali satellitari, una scelta che esula molto da quello che era in principio… mentre Mtv Italia con “Fuori dal tempo” aveva bisogno di far vedere qualcosa di diverso, di differente, oggi neanche ti dà la possibilità di vedere musica, il più delle volte trasmette cartoni animati, reality show, non la seguo… su Sky c’è la diramazione di altri canali, li c’è il canale Brand New o altri… oggi la più grande truffa è la pubblicità su YouTube: Internet dovrebbe essere qualcosa di libero mentre invece siamo da capo, per esempio io metto il mio video su Internet e ci sono i banner, non so, di una banca e altri modi di fare pubblicità per cui mi ritrovo a essere il portatore di pubblicità che non mi dà un soldo ed è una cosa tremenda. La rete dovrebbe essere qualcosa di libero per davvero.